Qualche giorno fa la TL di molti si è animata per il recente acquisto di Follower da parte di @Roby0362marini.
Il mio compito oggi è di trasmettervi la mail che lui mi ha inviato e chiesto di pubblicare. Non intendo difenderlo ne accusarlo, semplicemente non credo che in merito ad un evento del genere sia necessario prendere una posizione.
Io sono su Twitter per puro divertimento, sia per regalarlo che per riceverlo, (che poi in fondo è come affronto la vita) non amo entrare in competizione, e sicuramente non per il numero dei follower, le mie energie amo incanalarle su tematiche più rilevanti.
La bellezza di Twitter sta tutta qui, nella libertà di viverlo come si desidera, di scegliere chi seguire, o smettere di seguire, esercitando il proprio diritto a creare una micro comunità nella comunità e nella consapevolezza che l’animo umano, di cui questo strumento è lo specchio, è multiforme, con i suoi picchi di correttezza morale, i suoi errori, le sue mediocrità. E con la certezza che imparare ad accettare il prossimo con le proprie difficoltà e le proprie imprecisioni, è un po' imparare ad accettare se stessi.
A seguire il testo integrale di @roby0632marini con il suo personale commento:
“Due settimane fa ho deciso di comprare dei follower.
Ieri sera ho detto a tutti in TL che lo avevo fatto.
Quando ho cominciato avevo 1000 follower, quando ho finito 28.000, e' evidente che non volevo farlo di nascosto (cosa che peraltro volendo si può fare). Questo per chiarire la mia buona fede.
Qualcuno si e' sentito offeso del mio comportamento e per questo ritengo di dover spiegare le mie scelte. Il rispetto delle persone, anche conosciute virtualmente, e' uno dei valori in cui piu credo ed ovviamente mi spiace di avere offeso delle persone.
Perchè l'ho fatto?
In primo luogo per curiosità. Volevo sapere come funziona, quanto costa e cosa succede quando uno lo fa.
Ricordo a tutti che io tutto con i miei veri nome e cognome e su questo "esperimento" ci ho messo la mia faccia e il mio nome.
Non ho molto di più a questo mondo.
Condivido i risultati.
Tanto se cercate su Google "buy followers twitter" trovate, oltre ai venditori, tantissimi, un interessante e recente articolo del NYT sull'argomento. Consiglio a tutti di leggerlo.
Il prezzo e' tra 5 ctm e 1 ctm per follower, a seconda di quanti se ne comprano. Ad oggi l'acquisto più grande censito e' di 1,5 mill. Followers. Per meno di 5.000 e' difficile trovare venditori.
Questo per i quattrini. Io ho comprato 7000 foll per 100 USD (70€ circa). Me ne sono arrivati, come si vede, molti di più e non so bene perche.
Cosa succede quando crescono i follower.
Aumenta l'interesse verso di te: RT decuplicati, nuovi follower veri, molte interazioni.
Cosa succede quando si dice la verità.
I defollow arrivano soprattutto dalle twitstars che forse si sentono indirettamente colpite da un gioco che smitizza fortemente il valore del numero followers.
Tanti piccoli twitters mi hanno iniziato a seguire, qualcuno mi chiama guru.
Un terzo del totale se ne frega completamente. Reazione che credo la più sana.
Ci sono anche altri motivi per questo esperimento che - ripeto - ho fatto sulla mia pelle e con la mia faccia e senza offendere nessuno.
Io lavoro nel marketing e da molti clienti vengo richiesto di capire come funzionano i cosiddetti new media. Pochi ne sanno davvero e se questo gioco mi aiuterà a mantenere la mia famiglia, solo per questo ne sarà valsa la pena.
Poi mi interessano le dinamiche sociali anche se in questo sono un dilettante.
Twitter e' una comunità sociale come tutte, ha le sue regole per lo più non scritte e trasgredirle implica l'esclusione dalla comunità. Talvolta la creazione di sotto-comunita'.
Ma questo discorso sarebbe troppo lungo.
Alla fine della fiera:
Io credo che su twitter ciascuno vale per quello che scrive,per la qualita, la sicerita, il cuore, l'intelletto, la vita che stanno sempre dietro un tweet.
Twitter non è un'olimpiade dove qualcuno vince qualcosa. I follower, i RT, i FF, valgono quello che valgono.
Io seguo da quando sono entrato in TW tra 800 e 1200 persone. Ogni tanto faccio refresh, chi entra, chi esce, etc.
A me TW serve per ascoltare soprattutto.
Ciascuno di noi ha qualcosa di interessante da comunicare, un'emozione, un dolore,una gioia, una buona cena, un pensiero, un'idea.
Tutto vale.
Comunicare non e' però solo esprimere se stessi ma anche interagire.
Molti contatti di TW sarei curioso di conoscerli anche in analogico, ma probabilmente non succederà mai.
TW e' anche un motore di cambiamento sociale, perche quando le persone comunicano, succede sempre qualcosa di nuovo. In questo senso e' anche responsabilità.
Non volevo offendere nessuno e se lo ho fatto, anche involontariamente, me ne scuso con gli interessati.
Però io credo poco alle "regole di bon ton" come prendere sul serio il numero followers. E questo non lo rinnego.
Tutto questo per chi fosse interessato al mio punto di vista.
Un abbraccio e buona vita, anche analogica, a tutti.
Roberto”
Bloccatissimi
Vuoi vedere che....
lunedì 15 ottobre 2012
lunedì 30 luglio 2012
Che faccio, la do via come se non fosse la mia?
Mi sono spesso domandata quanto sia reale la libertà sessuale mostrata da svariate donne. E parlando con alcune di loro, e anche con alcuni uomini (che sono coloro che di tale libertà beneficiano), mi sono fatta un’idea che vorrei condividere con voi.
Avevo pensato di scrivere un articolo distaccato che riportasse esclusivamente i dati emersi dalle mie interviste, ma mi sono resa conto che è impossibile ed essendo la mia posizione, in merito a questo argomento, ben definita, non me la sentivo di restarne completamente distaccata.
La verità, che poi è la mia verità, è che le donne per quanto emancipate siano, e credetemi dai dati emersi, soprattutto nella fascia più bassa (18-25) sono molto emancipate, mantengono la loro natura, che forse negli anni si sarà anche adattata a costumi più liberi e che non si piegano a falsi moralismi, ma se non in rarissimi casi (nei quali l’alcool gioca un ruolo fondamentale), se una donna ve la da al primo appuntamento, comunque qualcosa da voi domani se l’aspetta. E non raccontiamoci storie, non valgono tutte le promesse della sera prima del tipo:“tranquillo, anche io non voglio legarmi, anche io amo sentirmi libera, ci sentiamo quando ne abbiamo voglia” la donna ha voglia di sentirvi DOMANI, anzi ieri. E quando i giorni passano e non arriva la telefonata attesa, piangono e si disperano e si fanno mille domande, e si mettono in discussione, quando in effetti la risposta che dovrebbero darsi è una sola. Se non vuoi che sia una scopata e basta, non gliela devi dare. Perché “le donne antropologicamente non sono dedite al sesso occasionale, sono troppo elevate spiritualmente per un colpo e via” (cit. D.P. uomo), e l’urgenza di adeguarsi alle esigenze più carnali degli uomini le ha costrette a confrontarsi su terreni sconosciuti. Ma si sa le donne sono maestre nella finzione, e così hanno fatto credere agli uomini (e anche a loro stesse) di avere il pisello, e hanno con certi atteggiamenti anticonformisti, annullato totalmente l’intera usanza del corteggiamento (gli uomini leggano caccia), producendo così un totale disinteresse negli uomini per le tutte le fasi che precedono l’accoppiamento e contraendone i tempi ad un paio di sms. Per gli uomini diretti e concreti, il raggiungimento dell’obiettivo con il minor sforzo e impegno, è indubbiamente una vittoria; che se parliamo di ottimizzazione dei processi, nello specifico, meglio di così non potrebbero. Vengono cassati tutti i passaggi intermedi della supply chain e si salta dalla fase di ricerca, direttamente all’utilizzo finale del prodotto, consegna a domicilio, spese a carico del mittente.
Ma delle emozioni di un corteggiamento non rimane più nulla e questo a discapito principalmente dell’emotività femminile, e forse un po’, spero, anche dell’ego maschile che per natura è cacciatore, e in questa maniera svaluta le sue inclinazioni e il suo istinto di predatore. E’ un po’ come andare a pesca in un laghetto sportivo, pancia sicuramente piena (rutto finale), soddisfazione pari allo zero.
Il guaio di tutto questo poi rimane sempre che gli uomini, per quanto emancipati dicano di essere, a parole e con i fatti, se mai nella loro vita di incontri occasionali dovessero decidere, per un periodo o per sempre, di diventare stanziali, non lo faranno mai a favore di una donna che si è concessa con grande facilità. Questo significa che sono di vedute aperte solo quando si tratta di sollazzare il loro “regale augello”, ma nella realtà sono più ottusi e bacchettoni dei nostri nonni. Perché rimane radicato in loro il principio del possesso e quando puntano gli occhi su qualcosa che li interessa veramente, vogliono essere gli unici proprietari ed averne l’esclusiva.
Ma questo va più che bene, però per una questione di coerenza dovrebbe essere sempre in un modo o sempre in un altro. Altrimenti siete degli ipocriti opportunisti. Ma qui si aprirebbe una questione legata al personale egoismo dell’essere umano, indipendentemente dal sesso. E così ci ritroviamo con uomini e donne che recitano un ruolo, quello che egoisticamente fa più comodo ad entrambi, ma che irrimediabilmente li lascia sempre più soli.
Perché diciamocelo chiaramente, anche gli uomini che si professano più sinceri e che sin dal primo incontro tendono a mettere le carte in tavola, circa la loro totale necessità di libertà, non la raccontano sempre giusta. Così come è noto che a noi donne è sufficiente mezza parola per buttare le basi una grande storia d’amore. Anche perché in tutta sincerità, se gli uomini fossero totalmente onesti e schietti, e non lasciassero minimamente intravedere uno spiraglio seppur lieve di rapporto, scoperebbero il 60% (il dato è sottodimensionato) in meno di quello che fanno, quindi chiamatela SOPRAVVIVENZA SESSUALE, chiamatela ipocrisia, sappiate che non è proprio così come ve la raccontano! Anche perché è affiorato prepotentemente dalle interviste, che gli uomini sono perfettamente consci della nostra natura, lo sanno che in un modo o nell’altro noi ci coinvolgiamo emotivamente, e che anche quando diciamo che non vogliamo implicazioni emotive in realtà in un angolino recondito del nostro cuore è quello a cui miriamo. Loro lo sanno e fanno finta di niente e si bevono le nostre menzogne di rapporti liberi e senza implicazioni e impegni duraturi, perchè questo è il gioco delle parti.
L’uomo per natura non è monogamo, si sforza di esserlo e spesso con pessimi risultati, ma constatato questo per le donne dovrebbe essere più semplice scegliere cosa fare del proprio corpo e del proprio stato emotivo. Perché in mano si hanno gli elementi per valutare a priori l’evoluzione di quello che si decide di vivere. Pertanto va bene il sesso occasionale se poi non ti ferisce. Va bene il sesso occasionale se sai alzarti dal letto e andartene alle 3 di notte mollandolo tra le lenzuola senza farti risentire per due settimane o forse più, altrimenti è un errore.
Un dato è certo ed emerge in maniera prepotente, le donne crescendo diventano più consapevoli del loro corpo e scelgono con maturità di concederlo o meno grazie ad una coscienza imposta dalle esperienze di vita. Competenza che non può essere insegnata, ne trasmessa verbalmente, ci si arriva con l’equilibrio e la cognizione di se stessi, e credo che questo sia anche il giusto corso della vita, che ti fornisce gli strumenti adeguati per le scelte future.
Così non esistono regole che stabiliscano cosa sia giusto o meno fare, ne se ne può certo fare una questione morale, io sono per la libertà di espressione della propria natura, anche in considerazione del fatto che questa è l’unica regola per comprendere cosa fa bene alla nostra vita.
Certo è che non esiste nulla al mondo, gratificante quanto poter essere se stessi, senza doversi conformare a certi standard dettati dalla collettività per essere approvati.
venerdì 20 luglio 2012
Sono 30 grammi in più, che faccio lascio?
Lo so molti di voi stavano aspettando un altro
articolo, ma abbiate pazienza, quello arriverà presto è in fase di
elaborazione. Questo post lo avevo in canna già da molto tempo, e quindi come
non rendervi partecipi di uno dei momenti più alti delle mie giornate da
casalinga?
Ora io non ho ancora ben chiaro se sia in atto una
congiura di tutti i salumieri di Roma, contro di me, o se il trattamento che mi
viene riservato è anche a vostro appannaggio. Certo è che i salumieri sono una
della categorie professionali più incompetenti in cui io mi sia mai imbattuta,
o meglio diciamo che tutti quelli ai quali mi rivolgo io devono essere
colpiti da un deficit dell’attenzione di proporzioni stratosferiche
Per rendere meglio l’idea di cosa sto parlando, questo
è il dialogo tipo che di solito ho quando vado a comprare affettati o formaggi
vari, l’ultimo proprio pochi minuti fa.
“Salve bella signora cosa desidera?” faccio notare che
mentre il salumiere pronuncia queste parole è piegato a sistemare qualcosa
sotto il bancone. Io aspetto che si alzi in piedi, ma quando lui mi ripete,
“Cosa desidera?” come dall’oltretomba, io con calma apparente, in quanto già
conscia di quello che che mi appresto a vivere nei prossimi 5 minuti, (che poi
è quello che accade ogni volta), rispondo “Un etto di prosciutto”, sempre in
trepidante attesa di vederlo risorgere da sotto il bancone. E miracolo eccolo,
e mentre si alza e si volta verso l’affettatrice, quindi dandomi le spalle, mi
chiede di nuovo, “Quale prosciutto”.
Nella mia mente appaiono già le scritte a
neon MA MI STA PRENDENDO PER IL CULO? Cazzo sei voltato di schiena, sul bancone
ci saranno almeno 20 prosciutti, se non ti giri come cazzo te lo indico? E
quindi siccome mi metto sempre in discussione, guardo meglio sullo scaffale se,
per caso, fossero stati indicati numeri e lettere come nella battaglia
navale per identificare le coordinate necessarie all’individuazione del suino!
Niente coordinate e niente battaglia navale come immaginavo. Ma visto che non
si volta e continua a pulire quella maledettissima affettatrice, io con voce
ferma e descisa: “QUELLO”, e alzo il dito indicando il prosciutto che vorrei,
resto un po’ con il braccio alzato e poi…mavaffanculo, lo abbasso, e so che
proprio in quell’istante lui si volterà e mi chiederà di nuovo “Allora quale ha
detto?”.
Ora probabilmente la pazienza, se fosse la prima volta che
accade, non avrei neppure dovuto raccoglierla per farmi forza ed
indicarglielo nuovamente, ma capite che sono anni, e salumieri di tutta Roma, e
quartieri girati invano alla ricerca di un cazzo di maledettissimo norcino che
ti parli guardandoti in faccia e che faccia due semplici cose, ascoltare quello
che gli chiedi e dartelo. Quindi dicevamo, munita di tutta la pazienza che mi è
stata concessa, indico nuovamente il prosciutto e prodigio al primo colpo anche
lui sembra averlo riconosciuto, lo prende lo mette in macchina e comincia ad
affettare e tu disperata, cominci a domandarti, ma si ricorderà che gliene ho
chiesto un etto? E poi mi sento un verme perché sono sempre la solita malfidata, in fondo gli ho solo
chiesto un etto di prosciutto, come fa ad essersene dimenticato, sono passati
solo, quanto 57 secondi? e proprio in quello stesso istante, lui si gira e mi
chiede, “Quanto ne faccio?”, mi verrebbe da dirgli “...faccia a piacere”, ma mi
rendo conto che il sarcasmo in questo momento non sarebbe di aiuto affatto e mi
limito a ripetere “un etto grazie”.
Intanto guardo il prosciutto fetta sopra
fetta e ad occhio mi sembrerebbe molto più di un etto, ma forse lo ha tagliato
molto fino, (che bravo, nemmeno glielo avevo detto), ecco ha finito, prende la
cartata, la spara sulla bilancia e toh, un etto e ottanta grammi, e con uno
sguardo sognante si rivolge a me e mi dice “Era un etto e mezzo, vero, mi
dispiace sono trenta grammi di più, che faccio lascio?”, che faccio lascio? E
cosa vorresti fare riappiccicare 80 grammi di prosciutto a fette sul coscio
sano, dimmi mio carissimo ed emerito testa di cazzo! Se ti dico, non no va bene
non lasci cosa fai, te li magni tu quegli ottanta grammi, no perché se la tua
soglia di attenzione non ti permette di eseguire un comando così semplice, e
tutte le tue clienti in un impeto di stronzaggine si rivoltassero contro la tua
incompetenza dicendoti “ NO NON LASCI” cosa faresti? Diventeresti l’uomo
prosciutto ingozzandoti di tutti i tuoi errori? Ma un giorno prima o poi lo
farò e starò lì a vederti lambiccare su cosa fare con quegli ottanta grammi di
prosciutto che ora mi vado a mangiare alla faccia tua!
giovedì 5 luglio 2012
Cosa mi metto....(quanti anni hai?)
Il principio è: se pesi come una cinquecento senza sportelli, perché peggiorare la situazione con out-fit che sarebbero azzardati anche su Naomi? Eppure il pudore di certe cinquantenni, sembra un miraggio lontano ed ecco che con i primi caldi, alcune attempate signore, diventano lanciatissime nei vestiti delle loro figlie adolescenti.
Si ripropone così l’annoso dilemma di cosa ci si può mettere superati gli anta. Nello specifico il buongusto la fa da padrone, e aldillà dello stato di decomposizione fisica (non sempre a ridosso dei 50 sono proprio tutte sfasciate) bisogna comunque fare il conto con l’età anagrafica, così la regola generale dovrebbe essere che come aumentano gli anni dovrebbe aumentare anche l’orlo della gonna.
Quindi Signore mie, bandite minigonne, soprattutto se abbinate a degli improbabili tacco 15, peggio ancora se hai le cosce marchiate dalla Fiorucci, il rischio che si corre è di venire preparate per il Cenone di Capodanno insieme alle lenticchie.
Lo stesso vale per inverosimili scollature dalle quali straboccano diecimila euro di mastoplastica additiva. Ho capito che dovete ammortizzarla, ma fidatevi sulla parola, si vedono anche se sono coperte, si vedono almeno 2 minuti prima che arriviate voi stesse!
Chiaramente il discorso è lo stesso anche se siete un giunco filiforme, il troppo stroppia anche su una ventenne. E un filino di buongusto è richiesto sempre.
E poi un po’ di rispetto anche per chi questi spettacoli indecenti deve sorbirserli quotidianamente, magari in ufficio. Dove per forza di cose quando vi siederete la minigonna diventerà la vostra cintura più alta, e quelli che, disgraziatamente si troveranno presenti, dovranno accettare mestamente un incontro ravvicinato con la vostra biancheria intima.
Insomma assodato che non siete Candice Swanepoel (Victoria’s Secret model), deponete le armi, preparate qualche piatto di fettuccine in più e godetevelo con la vostra famiglia. Per il vostro bene e anche di quelli che vi guardano!
Si ripropone così l’annoso dilemma di cosa ci si può mettere superati gli anta. Nello specifico il buongusto la fa da padrone, e aldillà dello stato di decomposizione fisica (non sempre a ridosso dei 50 sono proprio tutte sfasciate) bisogna comunque fare il conto con l’età anagrafica, così la regola generale dovrebbe essere che come aumentano gli anni dovrebbe aumentare anche l’orlo della gonna.
Quindi Signore mie, bandite minigonne, soprattutto se abbinate a degli improbabili tacco 15, peggio ancora se hai le cosce marchiate dalla Fiorucci, il rischio che si corre è di venire preparate per il Cenone di Capodanno insieme alle lenticchie.
Lo stesso vale per inverosimili scollature dalle quali straboccano diecimila euro di mastoplastica additiva. Ho capito che dovete ammortizzarla, ma fidatevi sulla parola, si vedono anche se sono coperte, si vedono almeno 2 minuti prima che arriviate voi stesse!
Chiaramente il discorso è lo stesso anche se siete un giunco filiforme, il troppo stroppia anche su una ventenne. E un filino di buongusto è richiesto sempre.
E poi un po’ di rispetto anche per chi questi spettacoli indecenti deve sorbirserli quotidianamente, magari in ufficio. Dove per forza di cose quando vi siederete la minigonna diventerà la vostra cintura più alta, e quelli che, disgraziatamente si troveranno presenti, dovranno accettare mestamente un incontro ravvicinato con la vostra biancheria intima.
Insomma assodato che non siete Candice Swanepoel (Victoria’s Secret model), deponete le armi, preparate qualche piatto di fettuccine in più e godetevelo con la vostra famiglia. Per il vostro bene e anche di quelli che vi guardano!
Caro Amico,....
Ehi dico a te…Tu che vivi in un delirio di onnipotenza dove tutto quello a cui dai modo di circondarti, ha come unica finalità quella di elevare il tuo cazzo di solipsismo, parlo con te, che non sei in grado di conservarti un’amicizia vera, perché hai imbastito la tua vita su una banale successione di qualunquismi, che potranno anche ingannare inizialmente chi non ti conosce, ma in seguito diventeranno la tua solitudine. Anzi già lo sono.
Le parole non costano nulla, nessun impegno, sentimento, coinvolgimento, responsabilità. E tu delle parole ne fai un uso scriteriato, perché sono le sole cose che hai da condividere. Così mio caro amico, non fare richieste di affetto se poi non aspetti nemmeno le risposte, non sbandierare sentimenti dei quali sei privo, lascia che le cose vadano come devono andare. E tieniti accanto chi, per convenienza, si compiace della tua amicizia anche se tale non è.
Io sono vera, e questo te lo avevo detto anche in passato, non mi accontento delle apparenze, amo la sostanza soprattutto in un'amicizia, e non me ne faccio niente della tua ipocrisia. Le tue frasi ad effetto, riservale a chi campa di esteriorità!
Sono sempre stata convinta del valore delle azioni molto più che delle parole, ma accade poi che ti imbatti per la prima volta in una persona che delle parole fa il suo mestiere e quella che era una tua convinzione, diventa un principio scolpito nella roccia. E quindi grazie a Te per avermi confermato che fino ad oggi non avevo sbagliato.Le parole non costano nulla, nessun impegno, sentimento, coinvolgimento, responsabilità. E tu delle parole ne fai un uso scriteriato, perché sono le sole cose che hai da condividere. Così mio caro amico, non fare richieste di affetto se poi non aspetti nemmeno le risposte, non sbandierare sentimenti dei quali sei privo, lascia che le cose vadano come devono andare. E tieniti accanto chi, per convenienza, si compiace della tua amicizia anche se tale non è.
Io sono vera, e questo te lo avevo detto anche in passato, non mi accontento delle apparenze, amo la sostanza soprattutto in un'amicizia, e non me ne faccio niente della tua ipocrisia. Le tue frasi ad effetto, riservale a chi campa di esteriorità!
venerdì 22 giugno 2012
Siamo Valigiati
Partenza alle porte, e differentemente da ogni anno, la mia ansia da gestione compulsiva, ha lasciato spazio ad altre attività più pressanti e la valigia l’ho preparata solo ieri.
Beh che c’è, secondo voi è sempre troppo presto, visto che parto Domenica alle 5 del mattino? Lo sarà per voi. Io di solito sono già valigiata una trentina di giorni prima. Non che questo mi metta a riparo dallo scordare quelle piccole cose che fanno la differenza (e non parlo della testa, quella è persa da tempo), il caricabatterie del cellulare per esempio o la biancheria intima. Voi mi direte, ma vai a Formentera che porti la biancheria? Ma io sono Vintage e a Formentera la metto doppia, così tanto per essere controtendenza. Così anno dopo anno mi ritrovo con una collezione senza precedenti di caricabatterie da far invidia alla Samsung, o costretta a fare scorta di abbigliamento o havaianas.
Insomma, anche quest’anno forse ce l’abbiamo fatta, la valigia si chiude e questo è un ottimo risultato, non l’ho ancora pesata, ma ad occhio e croce tranne per una decina di chili in esubero dovrebbero farmi passare.
Io ci provo, ogni volta mi dico, costumi e pareo, e poi parte il primo abbinamento con il costume e mi ritrovo che senza il vestito da sposa proprio non posso spostarmi, perché…non si sa mai, e se poi mi servisse? Il punto è, che io ai miei vestiti gli voglio bene, e non mi sembra carino partire e lasciarli a Roma da soli, al buio dell’armadio. E’ una questione d'affetto. Non lo farei con un cane figuriamoci con i miei vestiti o con i miei sandali Jimmy Choo! E poi il cambiamento d’aria potrebbe anche fargli bene!
Credo comunque di aver dato il meglio di me. Quest’anno il motto è “non esageriamo” con il risultato che non entrerò in competizione con le parruccone che sulla passeggiata di Es Pujols sfoggiano tacco 15 alle 19,00 e per spostarsi necessitano inevitabilimente dell’accompagno. Oddio, saranno anche gnocche, ma io sto già sui tacchi tutto l’anno e per me vacanza è in primo luogo libertà! Se deve diventare un lavoro, allora resto in ufficio.
Così ho infilato in valigia giusto due magliette, in effetti forse saranno una ventina, ma non sottilizziamo, qualche decina di costumi, sempre perché non dobbiamo esagerare e poi Jane di Ibiza è un passaggio obbligato e non vorrei mai che ci rimanesse male se quest’anno non le faccio la cessione del quinto per un paio dei suoi costumi.
Ho ricordato anche di portare tutta una serie di infallibili creme antirughe contro gli effetti degenerativi del sole, e considerando il sorriso incontenibile della commessa della profumeria mentre uscivo (sicuramente stava a percentuale), al mi rientro da Formentera la mia pelle dovrebbe fare concorrenza al culo di un neonato! Questo in un'ottica assolutamente pessimistica.
Ora vado a pesare la valigia se trovo qualcuno che mi aiuti a, come direbbero in Sicilia, “scenderla dal letto”.
Beh che c’è, secondo voi è sempre troppo presto, visto che parto Domenica alle 5 del mattino? Lo sarà per voi. Io di solito sono già valigiata una trentina di giorni prima. Non che questo mi metta a riparo dallo scordare quelle piccole cose che fanno la differenza (e non parlo della testa, quella è persa da tempo), il caricabatterie del cellulare per esempio o la biancheria intima. Voi mi direte, ma vai a Formentera che porti la biancheria? Ma io sono Vintage e a Formentera la metto doppia, così tanto per essere controtendenza. Così anno dopo anno mi ritrovo con una collezione senza precedenti di caricabatterie da far invidia alla Samsung, o costretta a fare scorta di abbigliamento o havaianas.
Insomma, anche quest’anno forse ce l’abbiamo fatta, la valigia si chiude e questo è un ottimo risultato, non l’ho ancora pesata, ma ad occhio e croce tranne per una decina di chili in esubero dovrebbero farmi passare.
Io ci provo, ogni volta mi dico, costumi e pareo, e poi parte il primo abbinamento con il costume e mi ritrovo che senza il vestito da sposa proprio non posso spostarmi, perché…non si sa mai, e se poi mi servisse? Il punto è, che io ai miei vestiti gli voglio bene, e non mi sembra carino partire e lasciarli a Roma da soli, al buio dell’armadio. E’ una questione d'affetto. Non lo farei con un cane figuriamoci con i miei vestiti o con i miei sandali Jimmy Choo! E poi il cambiamento d’aria potrebbe anche fargli bene!
Credo comunque di aver dato il meglio di me. Quest’anno il motto è “non esageriamo” con il risultato che non entrerò in competizione con le parruccone che sulla passeggiata di Es Pujols sfoggiano tacco 15 alle 19,00 e per spostarsi necessitano inevitabilimente dell’accompagno. Oddio, saranno anche gnocche, ma io sto già sui tacchi tutto l’anno e per me vacanza è in primo luogo libertà! Se deve diventare un lavoro, allora resto in ufficio.
Così ho infilato in valigia giusto due magliette, in effetti forse saranno una ventina, ma non sottilizziamo, qualche decina di costumi, sempre perché non dobbiamo esagerare e poi Jane di Ibiza è un passaggio obbligato e non vorrei mai che ci rimanesse male se quest’anno non le faccio la cessione del quinto per un paio dei suoi costumi.
Ho ricordato anche di portare tutta una serie di infallibili creme antirughe contro gli effetti degenerativi del sole, e considerando il sorriso incontenibile della commessa della profumeria mentre uscivo (sicuramente stava a percentuale), al mi rientro da Formentera la mia pelle dovrebbe fare concorrenza al culo di un neonato! Questo in un'ottica assolutamente pessimistica.
Ora vado a pesare la valigia se trovo qualcuno che mi aiuti a, come direbbero in Sicilia, “scenderla dal letto”.
lunedì 19 marzo 2012
Il trapasso.....come sta il caro estinto? L'ex
Ditemi la verità vi sono mancata? No, ho scritto solo pochi
giorni fa…quindi non dite cazzate che vi becco subito.
Questo deve essere un periodo veramente produttivo, e quando l’ispirazione arriva non la trattieni eh! Viene fuori prepotente come un rutto! D'altra parte non è che l’ispirazione viene così a comando, e poi bisogna anche trovare l’argomento giusto, e sebbene Real Time sia un pozzo infinito di idee, non vorrei inflazionare l'argomento. Così mi dirigo su altri lidi.
In effetti avrei un paio di cosine da condividere con voi, e sto tentando di capire a quale dare la precedenza. Ci sarebbe da spendere qualcosa come più di due paroline sul bagno aziendale, per esempio. Ora voi mi direte, ma cosa cazzo ce ne frega a noi del tuo bagno, ma credetemi farci un giretto verso le 9 di mattina, potrebbe essere una delle esperienze più divertenti della vostra esistenza. Anche se organizzare gruppi di visita, seppur scaglionati rappresenterebbe una certa difficoltà gestionale e logistica.
Oppure potrei illuminarvi sulle molteplici sfaccettature delle rotture........di palle, ma no che mi fate dire, delle rotture delle relazioni amorose, fine rapporto, separazioni, divorzi. Trapasso a nuovo e più stimolante stato civile.
Rompere fa schifo diciamocelo. E’ doloroso, complicato, e ti fa ascoltare MP3 tristi. E la tecnologia, Facebook, Twitter sms, e-mail rendono le cose ancora più complicate. Così come naviga il crepacuore 21 ° secolo?
Per sopravvivere ad una separazione, avrete bisogno di senso dell'umorismo e di una pistola. Scherzo sulla pistola, avrete bisogno solo di un rifugio antiaereo. Bene, sto ancora scherzando - non c'è bisogno di chiamare le autorità. Effettivamente a pensarci bene non sarei io il soggetto più idoneo a parlarvi di questo, visto che in tutta la mia vita non ho mai trovato un uomo così coraggioso da farlo…….,come da fare cosa? di lasciarmi e non lo dico per vantarmene, perché la fine di un rapporto è un momento devastante per entrambe gli interpreti. Si lo so, quello che se la passa peggio è sicuramente quello che viene abbandonato, ma considerate una cosa, probabilmente quello che abbandona, è stato male e anche molto male prima, soprattutto se si parla di rapporti lunghi anni. E comunque non è che questa sia una gara a chi sta peggio. E’ chiaro che le peggiori rotture sono quelle dove tu sei colui che decide di dare fine al rapporto. Posso sicuramente affermare che quando si tratta di rompere un rapporto non sia molto meglio "dare che ricevere". Certo, il tuo ego non sarà così schiacciato come quello della persona abbandonata, ma dovrete essere pronti ad essere pedinati, molestati e minacciati ad ogni angolo. Qui è dove il senso dell'umorismo è la chiave di lettura e assolutamente necessaria per sopravvivere ad un brutta separazione.
Questo deve essere un periodo veramente produttivo, e quando l’ispirazione arriva non la trattieni eh! Viene fuori prepotente come un rutto! D'altra parte non è che l’ispirazione viene così a comando, e poi bisogna anche trovare l’argomento giusto, e sebbene Real Time sia un pozzo infinito di idee, non vorrei inflazionare l'argomento. Così mi dirigo su altri lidi.
In effetti avrei un paio di cosine da condividere con voi, e sto tentando di capire a quale dare la precedenza. Ci sarebbe da spendere qualcosa come più di due paroline sul bagno aziendale, per esempio. Ora voi mi direte, ma cosa cazzo ce ne frega a noi del tuo bagno, ma credetemi farci un giretto verso le 9 di mattina, potrebbe essere una delle esperienze più divertenti della vostra esistenza. Anche se organizzare gruppi di visita, seppur scaglionati rappresenterebbe una certa difficoltà gestionale e logistica.
Oppure potrei illuminarvi sulle molteplici sfaccettature delle rotture........di palle, ma no che mi fate dire, delle rotture delle relazioni amorose, fine rapporto, separazioni, divorzi. Trapasso a nuovo e più stimolante stato civile.
Rompere fa schifo diciamocelo. E’ doloroso, complicato, e ti fa ascoltare MP3 tristi. E la tecnologia, Facebook, Twitter sms, e-mail rendono le cose ancora più complicate. Così come naviga il crepacuore 21 ° secolo?
Per sopravvivere ad una separazione, avrete bisogno di senso dell'umorismo e di una pistola. Scherzo sulla pistola, avrete bisogno solo di un rifugio antiaereo. Bene, sto ancora scherzando - non c'è bisogno di chiamare le autorità. Effettivamente a pensarci bene non sarei io il soggetto più idoneo a parlarvi di questo, visto che in tutta la mia vita non ho mai trovato un uomo così coraggioso da farlo…….,come da fare cosa? di lasciarmi e non lo dico per vantarmene, perché la fine di un rapporto è un momento devastante per entrambe gli interpreti. Si lo so, quello che se la passa peggio è sicuramente quello che viene abbandonato, ma considerate una cosa, probabilmente quello che abbandona, è stato male e anche molto male prima, soprattutto se si parla di rapporti lunghi anni. E comunque non è che questa sia una gara a chi sta peggio. E’ chiaro che le peggiori rotture sono quelle dove tu sei colui che decide di dare fine al rapporto. Posso sicuramente affermare che quando si tratta di rompere un rapporto non sia molto meglio "dare che ricevere". Certo, il tuo ego non sarà così schiacciato come quello della persona abbandonata, ma dovrete essere pronti ad essere pedinati, molestati e minacciati ad ogni angolo. Qui è dove il senso dell'umorismo è la chiave di lettura e assolutamente necessaria per sopravvivere ad un brutta separazione.
E così eccoci arrivati finalmente al momento
fatidico, si prende il coraggio e si arriva al tanto temuto "Dobbiamo
parlare". "Dobbiamo parlare" sono quattro parole terrificanti, forse
secondo solo a "Ti sto per uccidere." Così che cosa fare quando ci
vengono dette o scritte oppure siamo in procinto di dirle noi? Perché abbiate
pietà, ma non si lascia nessuno per lettera, e tanto meno per sms, vi prego!
Così orientati fuori dal dominio digitale ci si appresta all’incontro fatale.
Non ci sono regole da seguire, fremo restando
che io sono sempre più convinta che i tagli decisi, siano all’inizio i meno
compresi dalla controparte, ma quelli che poi successivamente vengono
maggiormente apprezzati. Inutili parole consolatorie, chi viene lasciato in
quel momento vi odia, potrete dirgli tutte le cose belle del mondo, vi odierà
per molto tempo ancora, al di la delle parole che avrete scelto per troncare.
Che poi io ho una convinzione sacrosanta, che
se la storia è realmente finita non c’è proprio nulla da dirsi, quindi queste
sopravvalutate parole “dobbiamo parlare” sono solo il preludio a altre due ben
più incisive “E’ finita”, perchè si parla quando c’è la speranza e l’esigenza
di raccattare i cocci e di provare a ricostruire qualcosa, altrimenti a chi
serve parlare? A chi chiude certamente no, perché se sei convinto di quello che
stai facendo non esiste confronto che tenga, hai preso una decisione e la porti
a compimento, e per chi la subisce, meglio i tagli netti e decisi, sono quelli
che si rimarginano più in fretta (sempre che non siano quelli di un coltello da
cucina, perché l’eventualità neppure così remota, quella di beccarvi una
coltellatac'è, quindi siate pronti a tutto). C’è chi questo mio modo di fare lo
ha sempre contestato, quindi tutti quelli che ho mollato, ma questo è chiaro
avviene perché non esiste realmente il giusto modo di lasciare qualcuno,
soprattutto se quel qualcuno non vuole essere lasciato. Così credetemi,
comunque sarete sempre i carnefici, e vi odieranno e non verrete compresi,
qualsiasi tattica verrà adottata. Così tanto vale tagliare corto. E poi siamo
sinceri, non è che uno decide di lasciare il partner, perché si alza la mattina e non sa cosa
cazzo fare. Dietro una decisione così importante ci sono sempre lunghe
riflessioni, (si anche io ho riflettuto, perché non sembro una in grado di
riflettere……?) al di là dei metodi sbrigativi che uno utilizza per applicare
tale decisione. Quindi che i mollati si facciano tutti un bell’esame di
coscienza! Perchè non esiste carnefice e vittima….ma solo qualcuno che guarda
in faccia la realtà più dell’altro!
I rapporti sono quello che sono, a volte
funzionano a volte no, e non è detto che quando si ama, necessariamente si ami
l’uomo/donna della propria vita. Alcuni fortunati magari lo incontrano, altri
mai per tutta l’esistenza. E le storie cominciano e finiscono, e se a volte non
finiscono è una gran fortuna.
Ma quando finiscono, la motivazione è quasi sempre
la stessa "non si ama più", e allora, almeno che voi non siate votati alla
beatificazione, perchè restare con un partner per il quale si prova un grande affetto, ma niente di più?
Prima di tutto, cominciamo con il dire che un uomo non chiama un rapporto “ relazione” - si riferisce ad esso come "quella volta che io e Paola stava facendo questo o quello", il più delle volte anche dopo anni di “questo e quello” si ostina a non voler identificare quello che sta vivendo con il suo reale nome, il che non cambierebbe molto per lui, ma magari per lei si.
Io sono stata 11 anni con un uomo che viveva
con me 4 giorni a settimana e altri 3 a casa con i suoi….si si avete capito
bene, i suoi genitori. No, che scemi che siete, certo che era maggiorenne!
Insomma ma non vi fate mai gli affari vostri, era mio coetaneo, e a tutti
quelli che gli chiedevano ma perché non andate a vivere insieme, rispondeva che
lui voleva la sua libertà, che lui nell’anima era un single…beh dopo 11 anni
(io sono una tenace eh…e le provo tutte prima di mollare) gliel’ho data…la libertà
che avete capito (11 anni senza dargliela l’avrebbero fatto santo), e a quel
punto, miracolo, mi voleva sposare! Ma siete o non siete stronzi? Perché questi
sono i meccanismi che vi guidano, e questi sono atteggiamenti molto più
maschili che femminili, ma non divaghiamo, perché l’argomento era un altro.
Dicevamo, quando una relazione finisce, una donna piange e si dispera con le
amiche, butta il cuore nel cassonetto, probabilmente scriverà una poesia dal
titolo "Tutti gli uomini sono degli stronzi". Che poi conserverà per
tutta la vita. Un uomo ha qualche problema in più a lasciarsi andare a certi
sentimentalismi. Un uomo probabilmente dopo circa 6 mesi dalla rottura, vi
chiamerà alle 3:00 in una notte di Sabato, per dirvi: "Volevo solo farti
sapere che hai rovinato la mia vita, che non ti perdono, ti odio,e che sei
una zoccola totale! (alcuni diranno anche” mi hai fatto soffrire più tu di
questo carcinoma”…ma questo probabilmente ho avuto la fortuna di sentirlo solo
io. Come al solito divago.) Ma voglio che tu sappia c'è sempre una possibilità
per noi ". Questo è nota come chiamata telefonica del "ti odio/ti amo"
che di solito avviene dopo essersi scolato una decina di birre e che il 99% di
tutti gli uomini hanno fatto almeno una volta.
Ora quello che è veramente importante è come
sopravvivere i mesi successivi ad una chiusura così drastica e definitiva.
Potrebbe accadere che il mollato non si
rassegni ad avervi perso, almeno non subito, e lì se voi sarete intransigenti,
e non vi farete prendere dai sensi di colpa, potrebbe cominciare a telefonarvi,
inviarvi sms o mail di vendetta, a questo punto potrebbe essere necessario
bloccare il loro numero di telefono. Se sono intelligenti modificate anche
tutti gli account, ai quali anche lui/lei aveva accesso. E modificate anche lo
standard di password utilizzate, perché non c’è niente di peggio di un amante
intelligente piantato. (Forse un amante stupido piantato, ci sarebbe però da domandarsi come mai stavate con uno stupido? Ma questa potrebbe essere l'idea per un nuovo post.......)
Un amante respinto gode a giocare con le
vostre emozioni. Così farà leva su tutto quello che, conoscendovi bene, sa
essere importante per voi, amicizie, oggetti, hobbies. Qui dovrete mostrare
tutta la vostra comprensione, perché ne vedrete di tutti i colori ed è qui che
entra in gioco il vostro senso dell’umorismo senza il quale nulla vi aiuterà a
gestire la mina impazzita in cui si è trasformato il vostro ex partner deluso!
Ricordate solo una cosa, prima o poi anche
lui/lei si stancherà, e anche voi entrerete nei suoi ricordi e sparirete dal suo presente! In questo preciso momento non fate la cazzata più grande della vostra vita....... Non tornare sui vostri passi. Un rapporto finito, non si
ricostruisce, se non con un altro partner!
Avrei
voluto essere molto più divertente, ma non mi sembrava rispettoso verso tutti i
miei ex, e poi la verità è che prima o poi qualcuno lascerà me....e allora non
ci sarà nulla da ridere!
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